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SALVA UNA SPECIE

SALVA UNA SPECIE

Il Parco Oltremare di Riccione aderisce a “Salva una specie in pericolo” un progetto che nasce per contribuire attivamente al sostegno di programmi nazionali e internazionali con l’obiettivo di valorizzare e sostenere tutte quelle realtà selezionate che si impegnano concretamente nella tutela e nella salvaguardia delle specie minacciate.

Il progetto SALVA UNA SPECIE IN PERICOLO si pone come obiettivo quello di sostenere e valorizzare le realtà impegnate quotidianamente nel creare un futuro per molte specie a rischio. Questo è possibile grazie all'ampia rete di collaborazione con le migliori strutture di salvaguardia di queste specie, attraverso progetti mirati e documentati, condotti da équipe specializzate in varie parti del mondo e nel bacino del Mediterraneo.

Il progetto "Salva una specie in pericolo" si impegna a mostrare caratteristiche e condizioni di alcuni animali selezionati sul Pianeta contribuendo a dar luce a quelle realtà che gestiscono e lavorano per migliorarne lo stato.

Oltremare propone ai suoi ospiti cinque esempi concreti:

 

L’ordine dei Cetacei, comprende ad oggi circa 80 specie, il cui stato di conservazione si presenta eterogeneo  a seconda delle zone (mari) considerate e differente anche fra popolazioni di una stessa specie.

Il Mediterraneo, ospita circa una ventina di specie, fra le quali il tursiope, che hanno presenze regolari, sporadiche o comparse occasionali.

Il tursiope (Tursiops truncatus. Montagu. 1821) o delfino dal naso a bottiglia, è un cetaceo odontocete appartenente alla famiglia dei Delfinidi.

È diffuso in tutti i mari del mondo, ad eccezione delle zone artiche ed antartiche. In Mediterraneo ne sono state censite diverse popolazioni ed in Italia è avvistato frequentemente lungo le coste siciliane, nell'Adriatico e in alcune porzioni del Santuario dei Cetacei (Pelagos).

Generalmente se ne identificano due ecotipi distinti, uno costiero ed uno di mare aperto anche se in Mediterraneo e, in particolare lungo le coste italiane, il tursiope appare decisamente confinato all’interno della piattaforma continentale.

All’interno di Pelagos, i tursiopi hanno un’attitudine costiera e residente anche se in altre aree sono state osservate migrazioni stagionali probabilmente dovute a cambiamenti nella temperatura delle acque ed all'abbondanza e distribuzione delle prede. È stato notato inoltre, come talvolta le acque costiere vengano utilizzate come area di nursery.

Come tutti gli odontoceti, il tursiope utilizza per cacciare l'ecolocalizzazione e si nutre principalmente di pesci e Cefalopodi.

Raggiunge la maturità sessuale intorno ai 12 anni e le femmine partoriscono generalmente un solo piccolo per volta.

Vive generalmente in branchi formati dalle femmine ed i piccoli, mentre i maschi possono formare delle associazioni chiamate "alleanze".

È un animale che mostra una certa curiosità nei confronti dell'uomo.

Stato della popolazione

Dati della Red list IUCN , presentano lo stato generale di conservazione del tursiope come “sconosciuto”, ma recenti studi hanno presentato come “vulnerabile” la condizione della sotto popolazione mediterranea, sottolineando la necessità di approfondire la ricerca.

Fattori che ne determinano lo stato

La popolazione umana attuale delle coste del Mediterraneo supera i 450 milioni e le previsioni indicano il raggiungimento dei 600 milioni nel 2060. Il Mediterraneo rappresenta lo 0,8% della superficie dei mari del globo, ma è interessato dal 15% del traffico marittimo mondiale e dal 30% del trasporto di idrocarburi.

Il numero delle imbarcazioni da pesca è cresciuto del 20% solo nel periodo 1980 al 1992 e la produzione di acquacoltura marina è passata da 78.000 tonnellate a 248.500 tonnellate fra il 1984 1996.

Il 60 dei rifiuti urbani nell’area non sono trattati.

La quota di sostanze, spesso nocive, di produzione “terrestre” introdotte nel bacino (semi-chiuso), non può essere abbattuta dal turnover idrico del bacino stesso, stimato in circa 100 anni.

In questo contesto, i principali problemi di conservazione del tursiope in Mediterraneo sono ascrivibili a:

1.  Mortalità derivante da azioni umane

2.  Degrado e perdita o frammentazione dell’habitat

3.  Mortalità naturale

Sviluppo punto 1:

  • Catture e offese deliberate
  • Catture accidentali nella pesca

Sviluppo punto 2:

  • Inquinamento chimico, organico, da idrocarburi (indagato) e da rumore (indagato)
  • Depauperamento delle risorse alimentari
  • Disturbo (legato principalmente al traffico da diporto)
  • Cambiamenti ecosistemici e climatici

Sviluppo punto3:

  • Spiaggiamenti
  • Patologie
  • Parassitosi

Luoghi e ambienti da difendere

Il Bacino Corso - Liguro - Provenzale  è ormai riconosciuto a livello internazionale come zona di elevatissimo interesse naturalistico per la presenza, soprattutto, di Cetacei, tanto da spingere i 3 Paesi che vi si affacciano, Francia, Italia e Principato di Monaco, a sottoscrivere un accordo internazionale che ha permesso di definire la prima area marina protetta in ambiente pelagico del Mediterraneo: il Santuario Pelagos.

L'area di studio di Delfini Metropolitani è compresa tra Genova Pegli a ovest e la foce del fiume Magra a est. Si tratta di una fascia di mare larga 10 km e lunga oltre 100, con una superficie di circa 1000 km2.

Obiettivo

L’aumento delle conoscenze sulla biologia delle specie costiere e la valutazione dell’interazione con le attività umane, come la pesca ed il traffico marittimo, potranno fornire informazioni essenziali per lo sviluppo di programmi di conservazione e gestione dell’ambiente marino costiero.

Delfini Metropolitani nasce nel 2001 con l’obiettivo principale di valutare la presenza e le abitudini dei Cetacei lungo le acque della Liguria. Particolare interesse è rivolto al tursiope (Tursiops truncatus), un delfino dalle abitudini prevalentemente costiere e dunque più soggetto all’impatto delle attività dell’uomo.

Le ricerche vengono condotte a bordo di gommoni  e lo studio procede attraverso la raccolta di immagini fotografiche che permettono ai ricercatori di identificare gli animali avvistati (foto-identificazione). Tale metodologia permette di stimare l’abbondanza delle popolazioni, seguire gli spostamenti degli individui e valutare la loro fedeltà all’area di studio.

I dati vengono inoltre periodicamente confrontati con quelli raccolti da altri gruppi di studio che operano in regioni limitrofe, partner scientifici del progetto Delfini Metropolitani.

Come agire?

Sin dalla nascita, il Parco Oltremare si è occupato di  Cetacei attraverso azioni di educazione e divulgazione, ricerca ex situ (in collaborazione con diversi atenei italiani) e devolvendo parte dei suoi incassi per sostenere operazioni di enti preposti ad intervenire sui Cetacei in difficoltà (Fondazione Cetacea, Centro Studi Cetacei).

Oggi, aderendo al  progetto SALVA UNA SPECIE IN PERICOLO, vuole contribuire ulteriormente alla tutela del tursiope in Mediterraneo sostenendo “Delfini Metropolitani” in tutte le sue “azioni”.

  • Promuovere Intercet, uno strumento applicativo del Progetto GIONHA (www.gionha.eu), ideato e sviluppato dall’Acquario di Genova per Regione Liguria, per favorire la cooperazione tra soggetti impegnati in attività di ricerca su cetacei e tartarughe marine nell’Alto Tirreno.

Recenti studi hanno inoltre evidenziato l’esistenza di forte diversità genetica fra le popolazioni mediterranee di tursiope, con una netta distinzione anche fra i gruppi identificati nelle zone settentrionali e meridionali del bacino Adriatico.

Questi dati, saranno sicuramente utili per considerare l’applicazione all’Adriatico delle direttive comunitarie “Natura 2000”, “Habitat”,” MSFD”, votate all’identificazione di aree marine la cui tutela risulta fondamentale per la salvaguardia di alcune specie. Interessante sarebbe quindi l’estensione futura del progetto Delfini Metropolitani all’area Adriatica, per raccogliere dati utili all’istituzione di un’area marina protetta anche sul versante Adriatico del Mediterraneo.

 

 

Emys orbicularis è l'unica specie di testuggine acquatica autoctona in Italia (a parte Emys trinacris in Sicilia), e il genere è l'unico rappresentante della famiglia Emydidae in Europa.

Le testuggini palustri europee vivono in stagni o anse di fiume a lento scorrimento, dove è possibile osservarle mentre si riscaldano al sole sulle rive o su tronchi galleggianti.

Si nutrono di vegetali e di piccoli pesci, anfibi, mammiferi, insetti e altri invertebrati che predano sia di giorno che di notte. I maschi si differenziano dalle femmine per la coda più lunga e per il piastrone incavato che facilita l’accoppiamento. Le testuggini sono gregarie e si accoppiano in primavera e inizio estate. Dopo l’accoppiamento le femmine scavano un buco nel terreno in prossimità delle rive e vi depositano le uova (3-15). I piccoli nascono dopo circa 3 mesi e il loro carapace misura intorno ai 5 cm.

I giovani rappresentano la preda di aironi, arvicole, falchi di palude, gabbiani, puzzole e volpi.

Le testuggini sono animali longevi; mancano dati precisi ma si ipotizza una media di vita tra i 10 e i 70 anni in natura, mentre il record  registrato è stato di un esemplare ospitato in un giardino botanico nel Sud della Francia per 120 anni.

Stato della popolazione

A basso rischio / quasi minacciata. Dati Red list IUCN.

Fattori che ne determinano lo stato

Il pericolo maggiore per la sua sopravvivenza è dovuto all’azione dell’uomo. Un tempo veniva uccisa perché ritenuta nociva per la pesca o la coltura o veniva catturata per fini alimentari.

Ad oggi, in molte aree la specie è in declino per la scomparsa o la frammentazione del suo ambiente, per la trasformazione delle rive, l’accumulo di sostanze chimiche tra cui i pesticidi utilizzati nell’agricoltura.

Altra grossa criticità è costituita dal fatto che la testuggine palustre europea deve spesso competere con esemplari di specie originarie degli Stati Uniti (es. Trachemys scripta elegans o testuggine dalle orecchie rosse) che vengono, con comportamenti irresponsabili, abbandonate in natura.

Luoghi e ambienti da difendere

Il suo areale molto vasto comprende le coste del Mediterraneo, gran parte dell’Europa Centrale, Meridionale e Orientale, alcune regioni del Nord Africa e della Russia.

Un tempo l’areale di questa specie si estendeva per tutta l’Europa Settentrionale, fino in Svezia e Gran Bretagna Meridionale. In queste regioni dove si è estinta ci sono in corso dei progetti di ripopolamento, come ad esempio in Germania e in Svizzera.

In Italia le Emys orbicularis sono presenti in Pianura Padana, lungo la costa toscana e laziale, in Calabria, Sardegna e Sicilia (Mazzotti e Zuffi, 2006).

La più importante popolazione italiana di testuggine palustre si trova all’interno del Parco Delta del Po Emilia Romagna, negli ambienti umidi del Bosco della Mesola.

Progetti di conservazione sono nati in Lombardia (Parco del Ticino e Parco delle Groane), Emilia-Romagna (Provincia di Piacenza), Veneto (Riserva Naturale Regionale di Bosco di Nordia), Abruzzo (Riserva Naturale Regionale Lago di Serranella), Puglia (Lago di Lesina) e Liguria (Provincia di Savona). Purtroppo alcuni progetti nonostante le ottime premesse sono naufragati a seguito della carenza di un supporto economico adeguato.

Inoltre Emys orbicularis è il simbolo della Riserva Naturale di Alfonsine, la prima in Italia espressamente istituita per salvaguardare la popolazione locale.

La principale fonte legislativa di tutela è la Convenzione di Berna, che vieta la cattura e detenzione degli esemplari selvatici, e la distruzione degli habitat naturali. E’ salvaguardata inoltre da diverse normative nazionali e regionali.

Obiettivo

Le iniziative per contrastare il declino delle popolazioni di testuggine palustre, sono in genere a livello provinciale e/o regionale ma purtroppo, ad oggi, manca ancora un coordinamento nazionale.

Agire concretamente attraverso la diffusione delle buone pratiche e collaborando a progetti di salvaguardia della popolazione locale resta comunque uno dei principali strumenti di conservazione.

Il ruolo di Oltremare

Fra i progetti che sembrano aver ottenuto buoni successi, ci sono quelli supportati dalla Provincia di Savona e dalla Provincia di Piacenza, che affiancano alla protezione dei siti naturali l’allevamento della specie in condizioni semi naturali.

Da molti anni la Provincia di Piacenza, svolge un ruolo vitale per la conservazione di questa specie e grazie alla passione di esperti, riproduce e reintroduce ogni anno esemplari lungo il Po.

Nello specifico, il centro di riproduzione piacentino “EMYS”, operativo con autorizzazione del Ministero dell’Ambiente dal 2000, ospita attualmente 13 adulti di provenienza padana (3 maschi e 10 femmine). Gli esemplari sono mantenuti in una grossa vasca di cemento con vegetazione palustre e una zona emersa, protetta, di terreno asciutto per la deposizione delle uova.

Sono presenti altra due vasche estese ma di dimensioni minori, con un livello dell’acqua più basso per i giovani. Un locale interno ospita la vera e propria “nursery” per i neonati.

Alcune di queste strutture sono circondate e coperte di rete per evitare fughe e predazioni. Attualmente i giovani e i neonati sono 45. Le vasche sono sprovviste di impianto di filtraggio ma vengono eseguiti periodici cambi parziali dell’acqua e rabbocchi.

Il letargo avviene in condizioni controllate in cassoni di Betongas® collegati alle vasche pieni di terriccio soffice e cumuli di foglie secche. I neonati dopo aver passato il primo inverno in vasche interne a 24°, nutriti abbondantemente per accelerare la crescita (che verrebbe interrotta durante il letargo) sono tenuti altri tre anni all’aperto.

All’età di 4 anni e con una lunghezza del carapace di circa 10 cm, saranno finalmente liberati in una zona palustre da tempo individuata in provincia. Questa zona presenta non solo caratteristiche ambientali ottimali ma anche quella di essere un corridoio di diffusione spontanea lungo il Po piacentino. Attualmente si pensa di ricreare un nucleo riproduttivo controllato in una zona del P.R. del Basso Trebbia (PC).

Il Parco Oltremare collabora con il Centro Emys ospitando esemplari di Emys orbicularis nati in ambiente controllato fino alla loro reintroduzione in natura.

All’interno dell’area dedicata all’ecosistema del Delta del Po, è stata allestita un’area espositiva completamente dedicata ad alcune specie endemiche come la Emys.

L’allestimento prevede un sistema della capienza di 1mq comprensivo di una vasca per il mantenimento e l’accrescimento nella stagione primaverile ed estiva di  esemplari neonati (che ogni anno vengono restituiti per essere reintrodotti quando pronti in natura) e una vasca per l’esposizione di un esemplare adulto in affidamento.

Dal 2009 sono stati ospitati nelle vasche di Oltremare circa 30 esemplari di testuggini palustre europea, che ci  hanno permesso di informare e sensibilizzare il grande pubblico sullo stato di conservazione illustrando le cause principali che minacciano questa specie.

Come agire?

Evitare di introdurre in ambiente naturale esemplari di testuggine alloctone che interferiscono con le Emys orbicularis competendo con esse per  cibo e habitat.

Supportare economicamente realtà impegnate concretamente nella tutela delle testuggini palustre europee.

 

 

 

Biologia della specie

Phoenicopterus roseus, Pallas 1811 è un uccello appartenente alla famiglia Phoenicopteridae.

I fenicotteri rosa sono uccelli sociali, vivono in grossi stormi nelle aree acquatiche o nelle acque basse delle lagune costiere sia nell'emisfero occidentale che in quello orientale.

Vivono in media 30 anni, possono raggiungere 1 metro e mezzo d'altezza, un’apertura alare di 180 cm e un peso che varia fra i 2 kg delle femmine e i 4,5 kg dei maschi. I fenicotteri si accoppiano in primavera e costruiscono nidi di fango compatto di forma conica, nei quali depongono un singolo uovo bianco che si schiude dopo un mese di cova.

I piccoli escono dal guscio con un piumaggio scuro e acquisiscono la tipica colorazione della fase adulta (variabile dal rosa chiaro al  rosso vermiglio) solo in seguito, grazie al carotene ottenuto dal loro cibo.

I fenicotteri si nutrono filtrando alghe blu-verdi, crostacei, molluschi e microorganismi. I loro becchi dalla forma particolare si sono adattati per separare fango e silice dal cibo che consumano e vengono usati, unici nel loro genere, in posizione a testa in giù.

Il filtraggio di cibo viene permesso da strutture pelose chiamate lamelle che allineano le mandibole e la grande lingua dalla superficie ruvida.

I fenicotteri sono inoltre noti per la capacità di stare in piedi su una zampa mentre stanno in piedi e si nutrono.

Quanto più rosa è un fenicottero, tanto più è desiderabile come partner. Un fenicottero bianco o pallido, comunque, di solito è malato o soffre di mancanza di cibo.

Stato della popolazione

In ripresa. Dati Red list IUCN.

Luoghi e ambienti da difendere

In Italia, il Parco del Delta del Po dell’Emilia Romagna, istituito nel 1988 con apposita legge regionale, possiede caratteristiche territoriali ed ecologiche che lo rendono unico nel suo genere. Copre infatti una superficie complessiva di oltre 52.000 ettari di aree considerate tra le più produttive e ricche di biodiversità. (www.parcodeltapo.it)

I fenicotteri però possono compiere migrazioni anche di migliaia di chilometri.

E’ necessario quindi continuare a mantenere alta l’attenzione sull’uso che essi fanno delle diverse zone umide e su come avviene la loro scelta dei siti  di nidificazione per tutelare quelli in essere e per identificare altre aree potenzialmente utili.

Con queste finalità, gli ornitologi della Tour du Valat nel 1977 hanno cominciato a marcare i pulcini di fenicottero con anelli in plastica, il cui codice è facilmente leggibile sul campo.

Da allora, ogni anno sono stati inanellati in Camargue circa 800 pulcini.

Attualmente anche ornitologi spagnoli, italiani, turchi e algerini cooperano con la Tour du Valat in questo progetto pan-mediterraneo, ed infatti possono oggi essere osservati anche fenicotteri inanellati nelle colonie di Andalusia, Catalogna, Italia settentrionale, Sardegna e Turchia.

Sfortunatamente spesso mancano le risorse necessarie a disporre di adeguati strumenti ottici per la lettura degli anelli e di conseguenza, i dati sono spesso scarsi su un ampio settore dell’area distributiva dei fenicotteri.

Obiettivo

L’iniziativa “Adotta un Fenicottero” permette di conoscere i fenicotteri inanellati da piccoli nella colonia presente nella salina di Comacchio (Parco Delta del Po Emilia-Romagna), seguirne lo spostamento nell’area Mediterranea e  ha lo scopo di aiutare il programma di ricerca e monitoraggio contribuendo a:

  • raccogliere fondi per acquistare ed assegnare cannocchiali di qualità ad appassionati e ricercatori dei Paesi emergenti che si impegnano a monitorare i soggetti marcati che possono giungere su stagni e lagune finora scoperti;
  • sensibilizzare il pubblico sulla conservazione delle zone umide mediterranee, degli uccelli e della natura;
  • sensibilizzare il pubblico sullo stato di conservazione e protezione di altre specie aventi esigenze ecologiche simili ai fenicotteri e che versano in condizioni molto più critiche ;
  • favorire la pratica del birdwatching nel nostro Paese.

Il ruolo di Oltremare

Il Parco Oltremare dal 2009 sostiene l’iniziativa “Adotta un Fenicottero” in collaborazione con il Parco Delta del Po Emilia-Romagna, l’Associazione Ornitologi dell’Emilia-Romagna (AsOER) e l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA).

Dal 2014 con la denominazione Fenicoccoliamo e l'inserimento nel macro progetto SALVA UNA SPECIE IN PERICOLO, Oltremare assicura ancora maggiore visibilità a questa iniziativa, inserendola in un contesto più ampio allo scopo ultimo di migliorare le conoscenze relative ai fenicotteri, specie bandiera per tutta l’avifauna delle zone umide.

Come agire?

Al costo di soli 15,00 € è possibile adottare un fenicottero per un anno.

La causale è “Fenicoccoliamo”

Il versamento a favore di AsOER ONLUS si può effettuare con le seguenti modalità :

CC BANCA POPOLARE DELL’EMILIA ROMAGNA AG10 IBAN IT06B0538702414000001039193

Eseguito da: Cognome, Nome, E-mail.

Al “genitore adottivo “ sarà consegnata la sigla internazionale identificativa dell’individuo adottato e potrà anche attribuirgli un nome. Sigla e nome verranno trascritti in un attestato di adozione adatto anche per essere esposto come quadretto.

Nel corso dell’adozione il genitore adottivo otterrà materiale informativo sulla specie e sulla iniziativa nonché periodiche informazioni sugli spostamenti del figlioccio o della figlioccia.

In particolare per verificare gli spostamenti occorrerà entrare nel sito www.flamingoatlas.org, aprire “connessione”, inserire “pseudonimo” e la parola chiave che verrà comunicata via mail.

 

 

Gli storioni dell’Adriatico (Storione Cobice, Acipenser naccarii) una volta vivevano all’interno dei fiumi e sulle coste dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Il loro antenato più antico, il Piscosturion, era contemporaneo del Tirannosaurus rex (Tardo Cretaceo). Si tratta di una specie anadroma ovvero pesci che vivono per la maggior parte del tempo in acque salate e si riproducono in acque dolci.

Gli adulti possono raggiungere due metri di lunghezza e 80 kg di peso e vivono fino a 80 anni, raggiungono la maturità sessuale tra i 5 e i 16 anni (20 e 30 Kg di peso) e, mentre i maschi si possono riprodurre ogni anno, le femmine hanno intervalli di riproduzione di 2 o 3 anni producendo anche fino a un milione di uova. Di indole placida, si nutrono di crostacei ed insetti e gli adulti anche di piccoli pesci.

Stato della popolazione

Secondo la IUCN red list lo storione cobice è “a rischio critico di estinzione”, a causa della pesca (ormai vietata da anni) e delle modificazioni degli ambienti fluviali che impediscono la risalita degli animali. L’unico areale certo in cui questa specie sopravvive per lo più in ambiente controllato, è limitato nel solo territorio italiano.

L’habitat naturale, inoltre, è influenzato da situazioni di inquinamento e impoverimento della fauna tali da rendere difficili le azioni di ripopolamento che sono state messe in atto negli ultimi anni.
Luoghi e ambienti da difendere

Grazie al progetto BE-NATUR - BEtter management of NATURa 2000 sites, un gruppo di partner, tra cui la Provincia di Ravenna, ha elaborato il Piano d’Azione Internazionale per la conservazione degli habitat costieri. Molte delle risorse sono state spese per la reintroduzione dello storione dell’Adriatico nel fiume Reno, antico ramo meridionale del delta del Po dove la specie è estinta da oltre 50 anni.

La Provincia sta realizzando una scala di risalita per i pesci e ciò permetterà a questo grande pesce di ricominciare la migrazione riproduttiva dalle acque marine a quelle interne, in cui depongono le uova, a partire dagli esemplari reintrodotti.

Tutti gli ambienti di valore conservativo per lo storione di cobice sono all'interno del Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale IT4070021 "Biotopi di Alfonsine e Fiume Reno".

Obiettivo

Portare avanti gli studi sulla biologia e la fisiologia riproduttiva per permettere una efficace attività di ripopolamento nelle aree originariamente abitate dallo storione cobice.

Continuare gli interventi per il ripristino del territorio fluviale per permettere agli adulti la risalita e la permanenza nelle aree di riproduzione.

Come agire?

Sensibilizzare e far conoscere l'attuale stato della popolazione a rischio di estinzione. Incentivare al rispetto degli ambienti naturali che coinvolgono gli storioni. Sostenere le realtà impegnate nella tutela di questo patrimonio genetico.

L’Università di Bologna contribuisce tramite il Corso di Laurea in Acquacoltura e Igiene delle Produzioni Ittiche, che studia da tempo la riproduzione degli storioni dell’Adriatico attraverso analisi mirate a scoprire le dinamiche ancora oscure che potrebbero, una volta svelate, aiutare la specie a tornare a riprodursi nel suo ambiente naturale.

L’Acquario di Cattolica e il Parco Oltremare di Riccione, grazie al  progetto CHESTORIONE contribuiscono attivamente alla tutela di tutte quelle specie che muoiono a causa dell’inquinamento e delle attività antropiche.

Raccontare e sensibilizzare le nuove generazione può garantire un futuro più concreto per tutte quelle forme viventi che abitano i nostri mari.

Acquario di Cattolica e il Parco Oltremare di Riccione, grazie a Salva una specie in pericolo vogliono sostenere questa grande campagna comunicando e facendo conoscere questa bella iniziativa promossa dall' Università di Bologna, tramite il Corso di Laurea in Acquacoltura e Igiene delle Produzioni Ittiche.

 

 

Quando una minuscola ape vola su un prato trasportando il polline, sta lavorando anche per te, per noi, per tutta la vita sul pianeta.

Pensa che il 90% della produzione di cibo nel mondo, dipende da circa 100 specie vegetali e di queste, 70 esistono attraverso l’impollinazione effettuata dalle api. Sempre grazie all’impollinazione, a livello mondiale, si muove un’economia che ha un valore stimato in 256 miliardi di euro all’anno.

Stato della popolazione

Gravemente in Pericolo. Negli ultimi tempi, solo in Europa, sono scomparse in media circa il 20% delle api, con punte del 50% in alcune zone!

Fattori che ne determinano lo stato

La principale responsabile di questo declino è l’agricoltura intensiva, stimolata dalle richieste del mercato e dal desiderio di profitto, che libera sempre più veleni nell’ambiente.

La sigla CCD (Colony Collapse Disorder o Sindrome del Collasso della Colonia), indica il fenomeno dello spopolamento improvviso di intere colonie di api. Improvvisamente le api adulte di una colonia scompaiono, ma nelle arnie si trovano ancora molte covate in buone condizioni, il miele è abbondante e la regina continua a deporre le uova: questo significa che le api, prima di scomparire erano sane. La causa più probabile è l’avvelenamento da sostanze chimiche utilizzate in agricoltura, che uccidono le api o ne abbassano le difese.

Luoghi e ambienti da difendere

Frutta, ortaggi, foraggi per animali, piante officinali e colture per utilizzi industriali, come il cotone e la soia. Sono tantissime le coltivazioni che non esisterebbero, senza l’impollinazione effettuata dalle api e da altri insetti. Inoltre, sempre attraverso l’impollinazione, le api contribuiscono a mantenere viva la biodiversità, ovvero la varietà delle specie (anche vegetali) in un territorio. L’Italia è tra i paesi europei con il più alto numero di specie botaniche: un immenso patrimonio da proteggere.

Obiettivo

– Denunciare gli effetti subdoli e tossici dei nuovi insetticidi sistemici

– Dimostrare che i pesticidi sono una delle cause principali del declino delle api. La causa più facilmente eliminabile

– Provare lo stretto legame tra il declino delle api e il declino di tutti gli invertebrati

– Sostenere concretamente e adeguatamente le attività dell’organizzazione europea Bee Life – EBC di informazione e sollecitazione degli ambiti decisionali europei in materia di pesticidi, autorizzazioni di molecole e monitoraggio della salute delle api

– Chiedere accertamenti scientifici affidabili – indipendenti dai venditori – in merito agli effetti dei pesticidi sugli insetti impollinatori, nel processo di autorizzazione di sostanze chimiche in agricoltura

– Ottenere la sospensione definitiva e totale dell’impiego di insetticidi sistemici su tutte le colture

Come agire?

Organizzare azioni di sensibilizzazione e pressione sugli organi decisionali a livello nazionale ed europeo.

I fondi raccolti andranno quindi destinati a finanziare attività di comunicazione, raccolta di dati tecnico – scientifici e denuncia.

Destinatario principale, per il biennio 2014 – 2015: “Bee Life – Coordinamento Apistico Europeo“, interlocutore apistico delle istituzioni e agenzie europee, che vanta tra i suoi membri associazioni apistiche di 10 nazioni europee.

80.000 euro nel 2014 e 80.000 euro nel 2015.

Questi i fondi necessari a garantire le attività di Bee Life e della mobilitazione associazionistica italiana avviata da Bee Generation, Unaapi, Conapi e Aapi.

Ogni annualità si divide in due fasi di raccolta:

– la prima vede il contributo di chi le api le conosce e protegge da sempre, gli apicoltori e le associazioni apistiche;

– la seconda, di chi crede nelle api, nella biodiversità e nella vita, la cittadinanza.

Il ruolo di Costa Parchi Edutainment

Far comprendere ai propri visitatori l’importanza delle api, la loro importanza per la vita, il benessere e il futuro di tutti, adottando delle scelte consapevoli e dei comportamenti responsabili per diventare BEE ACTIVE!

Supportare economicamente realtà impegnate concretamente nella tutela delle api.

SALVA UNA SPECIE IN PERICOLO tramite Apiamo sostiene la campagna “BEE-LIFE”, promossa da BEE GENERATION, un’associazione di apicoltori, tecnici apistici e cittadini che hanno scelto di difendere le api e la biodiversità.

Costa - Parchi Edutainment devolverà il 10% dei proventi ricavati dalla vendita di gadget (miele, api peluche) a sostegno di questo progetto.

 

 

 

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