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ARIA

MULINO DEL GUFO

Realizzato sui modelli dei tipici mulini ottocenteschi dell’area del delta del fiume Po, il Mulino del Gufo rappresenta il rifugio dei Rapaci diurni e notturni ospiti del Parco Oltremare.

Al suo interno non vi sono delle normali stanze, ma delle voliere che sono la casa di diverse specie di rapaci: gufi reali, gufi delle nevi, barbagianni (i notturni), aquile delle steppe, aquile di mare europee, l’aquila pescatrice africana, falchi pellegrini, lanari, sacri, gheppi, poiane di Harris, poiane comuni, avvoltoi dal berretto ed avvoltoi testabianca (i rapaci diurni).

Questi uccelli da preda sono tutti nati in ambiente controllato e sono quotidianamente seguiti dalle attente cure di esperti falconieri.

È dal Mulino del gufo che ha inizio l’emozionante “Volo dei Rapaci” con dimostrazioni di volo e di caccia in cui i Rapaci sfrecciano sulle teste e davanti agli occhi di meravigliati visitatori grandi e piccini.

La Falconeria: rivivere le emozioni di una tradizione secolare

Nel 2010 la Falconeria è stata riconosciuta dall’UNESCO patrimonio culturale immateriale dell'umanità.

La Falconeria è l’arte della caccia con il falco. Ha origini molto antiche; le prime testimonianze risalgono al 3000 a.C. e provengono da un’area dell’Asia Centrale compresa tra Cina e Mongolia. Da qui il flusso di diffusione della falconeria ha seguito due direttrici principali: una che portava verso l'Europa, e l'altra verso l'Asia minore.

Per quanto riguarda l'Italia, la Falconeria è giunta attraverso due strade: dalla Sicilia, ad opera degli arabi e normanni, e dalla Germania. Primo cultore normanno della Falconeria in Sicilia è stato Ruggero II, ma anche Federico Barbarossa fu un ottimo falconiere.

Il massimo esponente, però, della Falconeria italiana è stato Federico II imperatore del Sacro Romano Impero (1194-1250), nipote di Federico Barbarossa. Imperatore di fertile intelligenza, scrisse uno dei migliori trattati di Falconeria sui temi etologici e naturalistici riguardanti i volatili in genere ed i falconi in particolare: il "De Arte Venandi cum Avibus". L'importanza di questo libro per la Falconeria è tuttora molto elevata. L’idea di Federico era che il Falconiere praticasse questa attività non per il carniere, ma per addestrare il suo falco meglio degli altri e per farsi onore durante la caccia.

Nel Medioevo e nel Rinascimento la falconeria non rimane prerogativa dei signori e delle dame, ma comincia ad essere praticata anche da vescovi ed abati.

La Falconeria ha avuto nella vita delle casate più illustri, per lo spazio di circa quattro secoli, un'importanza quale oggi sarebbe difficile da immaginare, poiché niente vi è di simile nei nostri costumi moderni.

Oggi la Falconeria non è più prerogativa di una determinata classe sociale. L'unica cosa richiesta è il rispetto dell'animale ed una accurata conoscenza delle sue esigenze nonché una profonda passione radicata nella coscienza.

L’essenza dell’addestramento in falconeria, come ci insegnano i maestri falconieri di Oltremare, risiede nell’avvicinamento tra uomo e rapace per cui si basa su fiducia ed amicizia.

Nulla viene insegnato all’animale che non sarebbe già in grado di fare in natura; è necessario fare in modo di essere per lui più interessanti di ciò che lo circonda e questo lo si ottiene con l’aiuto di strumenti che simulano delle prede reali. Solo l’abilità dei falconieri e l’amicizia tra loro e i rapaci può trattenere questi imprevedibili volatori dall’andare via.

Un filo invisibile pare esista, che lega falconi e falconieri. Il filo invisibile può spezzarsi in qualsiasi momento, basta una mossa sbagliata, un rumore strano, un colpo di vento forte e l’incantesimo svanisce. Questi animali sono e rimangono selvatici, pronti a scappare al minimo segno di pericolo.

Lo straordinario di quest’arte è appunto riuscire a dialogare con degli uccelli che sono emblematicamente tra i più selvatici e liberi del pianeta.

Gli strumenti del falconiere:

  • Il cappuccio serve a coprire gli occhi dell’animale e questo lo aiuta a rimanere tranquillo in situazioni di potenziale stress.
  • Il guanto, in falconeria è lo strumento che consente di portare il rapace senza subire fastidiosi graffi e dolorose artigliate su mani e braccia.
  • Il logoro è una corda alla quale è attaccata una finta preda costituita da penne o da un pezzo di cuoio imbottito, di consistenza idonea all'animale in questione. La sua funzione è quella di simulare una preda in movimento cosicché il falco si senta stimolato nell’inseguirla.
  • La filagna è una corda molto lunga che consente, nelle prime fasi dell’addestramento, di svolgere i primi esercizi anche da una discreta distanza: la si adopera fino a quando non si è certi della fiducia e prontezza del proprio falco.
  • I geti sono delle strisce di cuoio forte e morbido che vengono applicate alle zampe del falco e servono per trattenerlo al guanto, al blocco o alla pertica.
  • Le borse sono essenziali per il trasporto del logoro, della carne, del cappuccio etc.
  • Il trasmettitore da attaccare alla zampa del rapace serve per seguirlo nel caso in cui si allontani.
Rapaci
Rapaci