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PAPPAGALLI

UN'ESPLOSIONE DI COLORE E SIMPATIA

I pappagalli appartengono alla famiglia degli Psittacida (Psittacidae Illiger, 1811) dell'ordine Psittaciformes. Questa famiglia comprende quattro sottofamiglie (Psittrichasinae, Psittaculinae, Psittacinae, Arinae), 84 generi ed un numero più elevato di specie.

I pappagalli sono diffusi principalmente nelle zone tropicali e subtropicali del mondo, come l'America Latina, l'India, l'Asia sudorientale, l'Africa e l'Oceania.

Le loro caratteristiche principali sono:

  • il becco ricurvo, simile a quello dei rapaci, specializzato però nell'aprire frutti o semi legnosi;
  • la mandibola superiore non  fusa con il cranio e che quindi permette maggiori movimenti con il becco e la testa;
  • la posizione del corpo, solitamente eretta;
  • il numero delle dita delle zampe, quattro, opposte a coppie tra loro (sono zigodattili);

Importati quasi da cinque secoli in Europa e in America del Nord, molte specie di pappagalli si sono ormai stabilite in vere e proprie colonie nelle metropoli o nelle campagne adiacenti. Il caso più famoso è quello spagnolo, dove migliaia di individui vivono ormai stabilmente tra i viali alberati di Barcellona nei parchi di Madrid o a Tenerife (ma qui si pensa anche a migrazioni naturali). Note anche le varie specie (Amazona autumnalisAmazona finschi, Brotogeris chiriri) stabilitesi ormai nella California meridionale;

Più sorprendenti, visto il clima così diverso dal loro habitat naturale, sono le colonie di parrocchetti indiani (Psittacula krameri manillensis) stabilitesi a Londra e nella contea del Surrey, ma anche in Olanda, sono infatti presenti all'interno del Vondelpark di Amsterdam.

I pappagalli sono uccelli molto adattabili che si inseriscono facilmente nelle catene alimentari locali, senza però essere predati in modo sufficiente. Se per ora si registrano ben pochi episodi di sovraffollamenti, non è da escludere questo problema in futuro.

Anche in Italia sono presenti colonie di pappagalli all'interno di spazi urbani: i Parrocchetti Monaci e i Parrocchetti dal Collare da anni nidificano nei numerosi giardini e parchi di tutta Roma; gli stessi Parrocchetti dal collare (Psittacula krameri Psittacula krameri manillensis) vivono e si riproducono da tempo anche nei parchi di Genova e nell'orto botanico di Palermo e in alcune zone residenziali di Cagliari.

Curiosità

Così come le gazze ed i merli indiani, anche numerose specie di pappagalli sono famose per questa abilità sonora, che molto colpisce la curiosità umana. I più abili parlatori sono i pappagalli cenerini (Psittacus erithacus), ma anche le are (Ara macao) più grandi.

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che  questi uccelli riescono a riprodurre, con discreta facilità, numerose consonanti e vocali umane a causa dell'assonanza di queste con alcune loro "sillabe" utilizzate nei loro versi naturali.

Tuttavia, in natura tendono a non imitare nessun verso a loro sconosciuto: l'imitazione "a pappagallo" sembra derivare, quindi, da un bisogno di attenzioni dovuto allo stato di cattività e dall'affetto che si instaura tra l'esemplare e l'allevatore o la figura umana percepita più vicina. Infatti, le vocalizzazioni si fanno più frequenti quando gli umani si allontanano o viceversa dimostrano attenzione: il pappagallo percepisce queste diverse situazioni ed emette suoni per attirare attenzioni, compagnia ed affetto.



Pappagalli nella letteratura e nel cinema

I pappagalli sono protagonisti anche  in ambito letterario, comparendo in racconti o romanzi come Un cuore semplice di Gustave Flaubert , La vedova e il pappagalloStorie per ridere di Virginia Woolf, Il teorema del pappagallo di Denis Guedj.

Il disneyano José Carioca, simpatico pappagallo verde brasiliano amico di giovinezza di Paperino, segna l’esordio di questi uccelli nei fumetti.

Tra le pellicole si segnalano  Paulie - Il pappagallo che parlava troppo di John Roberts, del 1998 e il film d’animazione Rio della Century Fox del 2011.

Iconografia e simbologia

Simboli dell'esotismo assieme alle palme, i pappagalli, fin dalla scoperta del lontano Oriente, hanno da sempre affascinato gli Europei per la bellezza del piumaggio e per la capacità di parola, diventando in  pochi secoli, soggetti di  pittura, scultura, ed oggetti di arredamento.

Nell'iconografia il pappagallo è simbolo mariano, emblema di innocenza e di purezza. Esso appare nelle scene del Paradiso Terrestre o della Madonna col Bambino perché era opinione diffusa che il suo verso più comune fosse "Ave", cioè il saluto dell'arcangelo Gabriele a Maria al momento dell'Annunciazione.

Pappagalli in Oltremare

Dal 2013 in Oltremare è possibile,  ammirare diversi esemplari di alcune coloratissime  specie di pappagalli come  Ara ararauna (Ara giallo blu), Ara chloroptera (Ara rossa e verde), Ara arlecchino e Aratinga solstitialis (Conuro del sole).

Ara chloroptera

L’Ara chloroptera fu per la prima volta scoperta e studiata, dal biologo zoologo inglese George Robert Gray, capo della sezione di Ornitologia del British Museum, durante alcune sue spedizioni nelle foreste pluviali del Sud America. La descrisse nella sua opera generale "Genera of Birds", edita nel 1860.
Un sinonimo con cui viene alcune volte chiamata, anche se recentemente in disuso, è Ara chloroptera - Gray, 1859.

Questo uccello appartenente all’ordine dei Psittaciformes, famiglia dei Psittacidae e genere Ara, può venir spesso scambiato, dai non esperti, con l’Ara macao (chiamata comunemente Ara giallo-rosso-blu o Ara scarlatta) data la presenza di almeno 2 di questi colori, il blu e il rosso (molto meno il giallo, sostituito dal verde sauro) che possono trarre in inganno.

In realtà l’Ara chloropterus, detta in italiano Ara dalle ali verdi o Ara rossa e verde, in inglese Green-Winged Macaw o Red and Green Macaw, e in francese Ara Chloroptère, è una specie affine, ma diversa. E’ più grande dell’Ara macao e dell’Ara ararauna, e solo l’Anodorhynchus hyacinthinus la supera in dimensioni e peso, tanto che gli zoologi e biologi le hanno dato il soprannome di "gigante buono", con riferimento anche al carattere docile, che ne fa, tra tutte le specie del genere Ara, quella preferita come animale da compagnia.

Purtroppo anche l’Ara chloropterus è stata colpita dal disboscamento selvaggio delle foreste pluviali del Sud America, cui si somma il traffico illegale degli esemplari destinati ai privati.

La sua densità di popolazione è oggi ridotta a tal punto che la CITES ne ha vietato il traffico a fini commerciali, permettendo solo scambi tra enti scientifici, Giardini Zoologici, Parchi Acquatici e Zooparchi, nell’ambito di progetti di ripopolamento, mentre l’IUCN si occupa del monitoraggio annuale della popolazione in natura e interviene con programmi di protezione.

Una sua caratteristica peculiare, è che tra tutte le specie del genere Ara è probabilmente quella che ha il becco ricurvo uncinato più grande e robusto, al punto che la potenza del suo morso è stata misurata, e corrisponde a 146 kg/cm² !

La si trova nel centro America, Panama, scendendo verso sud, a est delle Ande, fino alla Colombia. La si ritrova anche in Ecuador e nord del Perù, ed è presente in natura anche nel nord dell’Argentina, in Venezuela, Brasile, Guyana, Bolivia nord-orientale e Paraguay.

Predilige foreste tropicali, pluviali sempreverdi, dove questi pappagalli fanno vita arboricola per la presenza di un piede zigodattilo.

Il corpo e la coda sono rosso brillante, ali con piume verde sauro (detto anche verde oliva) nella porzione attaccata al corpo (omerale), cui fa seguito una colorazione delle copritrici blu-azzurro. Testa e collo sono rossi. Le redini e le guance, sono a pelle bianca-rosa carnicino, segnate da una zebratura costituita da barbule di piume rosse, che circondano anche gli occhi. Il becco, è nella emiporzione superiore bianco opaco, la emiporzione inferiore è grigio-antrace. Zampe scure e robuste.

I pulli presentano una colorazione pallida, meno intensa degli adulti, con una leggera maculazione gialla sulle copritrici superiori delle ali, che scompare con la maturità sessuale.

Niente dimorfismo quindi tra maschi e femmine. Il sesso si può determinare solo con analisi del cariotipo, del DNA delle piume (copritrici superiori) o mediante identificazione della presenza dei testicoli interni, per laparoscopia.

Negli adulti l’iride è nera bordata di bianco, nei pulli marrone.

L’apertura delle ali dell’Ara chloropterus, può raggiungere i 124 cm e la lunghezza totale del corpo testa-coda è di circa 96–99 cm. Il peso di un adulto può oscillare tra 1.300–1.700 g.

Mediamente vivono 50-60 anni, ma in cattività raggiungono anche i 70 anni. Sempre in cattività, c’è chi ha riportato una longevità di 80 anni, e alcune leggende narrano di esemplari vissuti fino a 100 anni !

Presenta un carattere molto socievole. In natura è chiassoso, e non è raro osservare piccoli gruppi misti di Ara chloropterus, Ara macao e Ara ararauna. In cattività ha bisogno di molto spazio per muovere le ali, occorrono quindi ampie voliere con tronchi d’albero da scortecciare.

E’ addomesticabile e apprende abbastanza facilmente. Presenta anche proprietà imitatrici vocali, anche se meno spiccate d’altre specie del genere Ara.

E’ frugivoro e granivoro. Con il potente becco può nutrirsi di qualsiasi tipo di seme e frutto a pericarpo duro. E’ golosa dei frutti delle palme del genere Acrocomia endemiche dell’area neotropicale, dove si trovano dal Messico, ai Caraibi e in Sud America (Argentina del sud). Per i semi, è particolarmente ghiotta di quelli di due alberi appartenenti alla famiglia delle Fabaceae (Leguminosae): la Copaifera langsdorfii, e la Hymenaea courbaril endemica dei Caraibi e delle Americhe centro meridionali.

Per simulare l’ecologia alimentare presente in natura, negli zoo si somministrano diete a base di pere, mele, prugne e banane, per quanto riguarda la frutta, cetrioli e carote, per la verdura, cui si associano cerali come mais, bacche a drupa, noci del Brasile, arachidi, semi di canapa, avena, miglio e girasole.

L’Ara chloropterus è una specie molto selettiva, nella scelta del luogo dove costruire il nido, che colloca in genere nelle cavità piane dei dirupi o in grandi tronchi d’albero. Non ha un stagione degli amori ben definita, anche se il mese d’aprile presenta un picco d’attività nella preparazione dei nidi da parte dei maschi, che si fanno più aggressivi nei confronti dei conspecifici.

La femmina depone da 1–3 uova (in alcuni casi anche 4), ma alcune (frequentemente 2) non vengono fecondate. In cattività, bisogna controllare il nido quando i genitori sono assenti, per evitare che, facendolo in loro presenza, diventino aggressivi, al punto di rompere le uova ancora non schiuse (sia il maschio che la femmina) o uccidere i pulli.

La cova dura circa 33–35 giorni, nei quali la femmina riceve cibo dal padre, che si occuperà, durante la vita post-natale, anche di nutrire per rigurgito i pulli. I piccoli vengono svezzati a circa 12 settimane di età. Dopo circa 6 mesi lasciano il nido, pienamente autonomi nel volo e nella ricerca del cibo.

La IUCN l’ha inserita nella red list of the Threatned Endangered Species. La CITES ne controlla severamente il traffico.

Ara ararauna (Ara blu e gialla)

Appartenente alla famiglia degli Psittacidae ed al genere Ara, l’Ara ararauna o Ara blu e gialla (Linnaeus 1758) è uno dei più grossi pappagalli esistenti sul pianeta.

Il suo areale di distribuzione si trova prevalentemente in Centro e Sud America, lungo i corsi d’acqua di Bolivia, Paraguay, Brasile, Ecuador ecc….

Con i suoi 90 cm di lunghezza complessiva l’Ara blu e gialla è un maestoso pappagallo dal becco nero. La particolarità più evidente e che accomuna tutte le ara è quella di possedere le zone guanciali nude, costituite da epidermide di colore bianco ed ornate con piccole piume nere. E’ ipotizzabile che la disposizione di queste piume possano svolgere un significato comunicativo, identificando individualmente i soggetti.

La parte dorsale del corpo, vale a dire dalla nuca all’apice della coda, è di un  blu-azzurro iridescente, mentre la parte ventrale, composta cioè dal petto, dal ventre, il sotto ala e sotto coda, sono di un giallo carico. Forti e tozze le zampe, che sono di un colore grigio con unghie nere.

Ara ararauna è uno dei pappagalli di grossa taglia maggiormente diffuso in cattività. Esistono essenzialmente due tipologie presenti negli ambienti domestici: le coppie riproduttrici e i soggetti allevati artificialmente, come animali da compagnia.

Il temperamento di questo uccello è pacifico, presentandosi particolarmente adatto alla stretta convivenza con l’uomo in virtù del forte legame che generalmente instaura con il proprietario e della sua innata pigrizia, che consente di allevarlo libero sui trespoli anche per lunghi periodi di tempo nell’arco della giornata senza che dimostri irrequietezza.

Molto docile quando allevato artificialmente, è uno dei pappagalli che maggiormente manifesta la sua spiccata intelligenza, ripetendo il linguaggio umano con facilità.

Come per la maggior parte dei pappagalli, anche per gli Ara ararauna vale la regola generale che più l’alimentazione è varia e basata su essenze alimentari fresche, più si garantirà un ottimale stato di salute dell’animale, scongiurando patologie legate a squilibri nutrizionali.

Profondamente sbagliata un’alimentazione a base di semi secchi, quali ad esempio noci, nocciole e arachidi, che porta gli uccelli a gravi patologie a carico del fegato in pochi anni, causandone spesso la morte.

Pasta, riso, mais cotto e pannocchie immature, frutta e verdura in abbondanza, miele, yogurt, formaggi stagionati (tipo grana), frullati di frutta e verdura, polline, frutta esotica particolarmente nutriente (banana, mango ecc…), nonché omogeneizzati a base di carne da miscelare ai frullati di frutta per garantire un ottimale apporto proteico, sono tutti alimenti freschi che devono costituire l’alimentazione dell’Ara ararauna, consentendo un’integrazione con semi e pastoni secchi ma per non più di tre somministrazioni settimanali.

Nonostante l’imponenza di questi animali, la riproduzione in cattività risulta meno problematica che per altre specie; a dimostrazione di ciò basta notare quanti soggetti sono disponibili nelle realtà commerciali e private.

Una evidenziazione del sesso in questo soggetti attraverso un test molecolare atto ad evidenziare i marker sessuali a livello del DNA è fondamentale per poter avere la garanzia di possedere due soggetti di sesso opposto, dato che l’Ara ararauna è da considerarsi una specie monomorfa, cioè che non manifesta morfologicamente differenze tra il maschio e la femmina.

Depongono le uova in un grosso nido ricavato dal tronco di un albero cavo in natura, ed in cattività occorre necessariamente fornire la stessa condizione, anche presentando un nido in legno delle misure adeguate, un metro di diametro per un metro e più di altezza. Sconsigliabili bidoni in lamiera e plastica che si usavano un tempo per la riproduzione di questi uccelli, a causa della facilità con cui si surriscaldano durante la stagione estiva.

La cova dura all’incirca 28-30 giorni e il numero delle uova raramente supera le 3/4 unità.

L’Ara ararauna è soggetto a tutela da parte della Convenzione di Washington e la sua detenzione è autorizzata soltanto per soggetti con anello inamovibile (comprovante la nascita in cattività) e documento CITES d’accompagnamento, che l’allevatore ci fornirà al momento dell’acquisto.

Eventuali nascite, fughe o decessi, nonché cessioni a terzi, vanno comunicate agli uffici del Corpo Forestale di Stato della propria provincia.

Inoltre la detenzione in cattività è regolamentata da specifiche norme delle A.S.L. locali, pertanto se si intende acquistare uno di questi pappagalli è necessario rivolgersi agli uffici veterinari dell’A.S.L. di competenza nella propria città.

Ara arlecchino

L’Ara arlecchino è una specie ibrida che non si trova in natura, ottenuta dall’accoppiamento tra un Ara ararauna e un Ara chloroptera.

Secondo alcuni la colorazione del genitore maschio sarà dominante rispetto alla colorazione del genitore femmina, secondo altri la struttura del corpo sarà quella del genitore Ara Chloroptera, mentre la colorazione sarà quella del genitore di sesso femminile. Ma il temperamento è un mix tra le due specie entrambe molto intelligenti e ricettive.

Le piume del petto di un Arlecchino sono spesso di colore rosso – arancio, bordate con un brillante giallo – arancio.

Un adulto può arrivare a 87 cm di lunghezza.

Peso fino a 2 km.

Comportamento

Mentre il colore dell’ Arlecchino è determinata dal genitore maschio, il temperamento è generalmente una combinazione del genitore Ara ararauna, che è docile , e del genitore Ara chloroptera, che è molto curioso.

L'Arlecchino ha l'elevato livello di intelligenza insita in tutte le Are.

È un animale sociale e socializza bene con le altre specie di Are e anche con l’uomo, visto che questa è una specie prettamente da ambiente controllato.

La dieta ottimale dell’Ara Arlecchino contiene un mix di mangimi, sementi, ma completata con una grande varietà di frutta, verdura e proteine​​.

Vi è una certa opposizione nel mondo degli allevatori di Ara all’allevamento di ibridi come l'Ara arlecchino. Questo a causa della crescente rischio di estinzione dei pappagalli in natura. Alcuni allevatori ritengono che gli ibridi come l'Arlecchino possono contaminare la purezza dell’Ara ararauna e dell’Ara chloroptera.

Aratinga solstisialis

Conosciuto comunemente con il nome Conuro del Sole ma anche come Parrocchetto del Sole, questo pappagallo coloratissimo proveniente dall'America del sud e appartiene alla famiglia dei Psittacidae.

Il corpo e la pancia hanno un colore prevalentemente giallo, mentre la testa rosso-arancio; le ali sono gialle e verdi con il contorno blu e la coda è verde oliva tendente al grigio sul fondo. Presenta  sfumature aranciate nella zona ventrale e ai lati del becco. Evidenzia un anello perioftalmico nero come il becco e le zampe; l'iride e' marrone. Gli immaturi hanno una colorazione sfumata giallo-verde con evidenti segni di arancio su petto e faccia.

Di solito sono lunghi circa 30 cm e pesano sui 120 g. Amano vivere nelle foreste molto aperte e nei boschi di palme.

Vivono in piccoli gruppi, ma il numero dei componenti può aumentare se il cibo è abbondante. Quando due di questi pappagalli si uniscono lo fanno per sempre e la femmina fa il nido nel tronco di una palma. Le quattro uova vengono covate per 3 o 4 settimane esclusivamente dalla femmina con l'aiuto del maschio.

Caratterialmente si distingue per la sua docilità spiccata in modo particolare negli esemplari allevati a mano. Pappagallino vivace e particolarmente chiassoso ma di ottima compagnia.

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